GESU’? UNO SCIAMANO CHE VOLEVA FAR SALTARE LA MACCHINA MESSIANICA

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GESU’? UNO SCIAMANO CHE VOLEVA FAR SALTARE LA MACCHINA MESSIANICA

Messaggioda Sandro Consolato » 02/12/2012, 22:05

GESU’? UNO SCIAMANO CHE VOLEVA FAR SALTARE LA MACCHINA MESSIANICA

(un interessante brano tratto da un libro di E. Zolla, ispirato - nella prima parte - da una tesi dello storico M. Smith: un brano che ritengo necessiti un'attenta meditazione)


“Gesù dichiara che tutto è fede, la fede è in grado di spostare le montagne. Per convincerne prendeva un infermo, lo guariva e mentre quello si toccava allibito le membra risanate, di schianto gli vibrava la rivelazione abbagliante: - sei stato tu stesso a guarirti, con la fede che hai proiettato su di me ed io ho ritorto su di te. […]
Chi, per poter manipolare la propria fede, ne contagia gli altri, è lo sciamano. Morton Smith rivisitò la storia di Gesù come biografia sciamanica, riferendola alla tradizione magica egizia. I motivi tipici sono tutti presenti.
Durante la cerimonia d’iniziazione cala lo spirito nella forma totemica propria dei profeti, come colomba. Il ritiro nel deserto ‘fra gli animali’ è la consueta ricerca della visione, col volo magico sul pinnacolo del tempio quale albero o asse del cosmo e col confronto con lo spirito nemico. Dopo, si riunisce un seguito, a formare il pubblico affiatato che sorregge lo sciamano. Vaticini, terapie, bilocazioni, sparizioni, esorcismi sono tutti presenti. Culmine è la trasfigurazione, per la quale, come vuole la tecnica delle tende animate fra gli sciamani delle praterie americani, si erigono dei tabernacoli, che permettono di far vedere agli astanti gli spiriti ausiliari. Crocifissione e resurrezione corrispondono allo squartamento e al rifacimento del corpo dello sciamano; che avvenissero non per comune allucinazione, che fossero opera di soldati stranieri in luogo di dèmoni, generò il massimo corto circuito psichico (ma i docetisti e quindi i maomettani preferirono una versione conforme all’ortodossia sciamanica: sulla croce c’era il doppio allucinatorio). Nell’ultimo suo discorso il Risorto dice in sostanza: o siete sciamani o niente. Avverte con molta meticolosità: - la prova che siate miei discepoli è che maneggiate serpenti, beviate veleni senza danno, parliate altre lingue, guariate con le mani ed esorcizziate.
Fin qui la vicenda rientra negli annali dello sciamanesimo universale.
Ma Gesù volle scardinare l’edificio sociale ebraico fondato sull’attesa messianica – come già la comunità zoroastriana e anche quel ramo buddista che sospirò la venuta di Maitreya, propaggine del Mitra iranico, come più tardi, erede dello zoroastrismo, lo shi’ismo.
Il messianismo è come l’invenzione del motore a scoppio nella storia della macchina sociale. Le forze centrifughe del risentimento, della nostalgia, dell’insofferenza sono tutte convogliate nell’attesa di un capovolgimento storico e cosmico, il cui rinvìo le incanala in senso centripeto, sicchè la comunità diviene l’unione di coloro che aspettano. E’ una risposta esotericamente razionale all’insoddisfazione inestirpabile dell’uomo, il quale, essendo finito, non può non tendere all’infinito, che gli è negato per definizione. La vita politica non ha scelta; se non si fonda sulla violenza o sulla corruzione, deve poggiare sul rinvio d’un messianismo.
Gesù propone di attuare subito il Regno messianico, lasciando là dove stanno aratro e famiglia, abbracciando la fede che il Regno c’è. Se esso è dentro di noi, non può che ribaltarsi fra di noi. Adesso c’è e non si vede, ma, testimoniandone, non potrà non apparire, essendo il mondo una tessitura della fede. Gesù dà l’esempio, fa come se il regno ci fosse, viola le leggi divine sul sabato e sulla trascendenza assoluta e in incarnabile di JHVH, maledice a morte un fico perché non reca frutti fuori stagione, non si tramuta in tutti frutti, come erano stati gli alberi dell’Eden.
Se l’esempio fosse stato seguito, la macchina sociale fondata sul messianismo al futuro sarebbe deflagrata. Il messianismo participiale presente è la catastrofe sociale. Il cristianesimo fu contenuto, l’ebraismo si salvò.”

Elèmire Zolla: “Verità segrete esposte in evidenza”, Marsilio 1990)
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