Bertran de Born, Elogio della guerra

Dal 476 e.v. al 1453 e.v.

Bertran de Born, Elogio della guerra

Messaggioda Callimaco Zambianchi » 09/10/2009, 14:31

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Bertran de Born

Elogio della guerra


Molto mi piace la lieta stagione di primavera
che fa spuntar foglie e fiori,
e mi piace quando odo la festa
degli uccelli che fan risuonare
il loro canto pel bosco,
e mi piace quando vedo sui prati
tende e padiglioni rizzati,
ed ho grande allegrezza
quando per la campagna vedo a schiera
cavalieri e cavalli armati.

E mi piace quando gli scorridori
mettono in fuga le genti con ogni lor roba,
e mi piace quando vedo dietro a loro
gran numero di armati avanzar tutti insieme,
e mi compiaccio nel mio cuore
quando vedo assediar forti castelli
e i baluardi rovinati in breccia,
e vedo l'esercito sul vallo
che tutto intorno è cinto di fossati
con fitte palizzate di robuste palanche.

Ed altresì mi piace quando vedo
che il signore è il primo all'assalto
a cavallo, armato, senza tema,
che ai suoi infonde ardire
così, con gagliardo valore;
e poi ch'è ingaggiata la mischia
ciascuno deve essere pronto
volenteroso a seguirlo
chè niuno è avuto in pregio
se non ha molti colpi preso e dato.

Mazze ferrate e brandi, elmi di vario colore,
scudi forare e fracassare
vedremo al primo scontrarsi
e più vassalli insieme colpire,
onde erreranno sbandati
i cavalli dei morti e dei feriti.
E quando sarà entrato nella mischia,
ogni uomo d'alto sangue
non pensi che a mozzare teste e braccia:
meglio morto che vivo e sconfitto!

Io vi dico che non mi da tanto gusto
mangiare, bere o dormire,
come quand'odo gridare "All'assalto"
da ambo le parti e annitrire
cavalli sciolti per l'ombra
e odo gridare "Aiuta! Aiuta!"
e vedo cadere pei fossati
umili e grandi fra l'erbe,
e vedo i morti che attraverso il petto
han troncon di lancia coi pennoncelli.

Baroni date a pegno
castelli borgate e città,
piuttosto che cessare di guerreggiarvi l'un l'altro.

Papiol, volenteroso,
al signore Si-e-Nò vattene presto
e digli che troppo sta in pace.


(traduzione dalla lingua d'oc di A. Roncaglia)

[Note: brandi = spade; Papiol = dovrebbe essere il nome di un giullare o di un paggio; Signor Sì-e-No = molto probabilmente si riferisce a Riccardo Cuor di Leone, che l'autore evidentemente riteneva troppo propenso a temporeggiare e scarsamente votato all'attività guerriera]

Guerra. Guerra e amore. Questa la vita, questa la gioventù. Per cos’altro può valer la pena vivere? Lo affermava anche Nietzsehe: “L’uomo deve essere addestrato alla guerra. La donna al riposo del guerriero. Tutto il resto è stupidità”. E pochi hanno saputo cantare la guerra e il fascino che da sempre essa esercita sugli uomini con la maestria e la sincerità di Bertran de Born.

Costui era un potente feudatario, signore del castello di Hautefort nel Périgord, in Occitania. Visse la sua vita (1140-1215) “sempre in guerra con tutti i sui vicini”, come ci ricorda un suo antico biografo. Prima guerreggiò contro il fratello, poi partecipò alle lotte intestine della famiglia reale inglese, inizialmente aizzando Enrico dal corto mantello (detto il Re Giovane) contro il padre e il fratello Riccardo Cuor di Leone, e più tardi, dopo la morte di Enrico, passando dalla parte di Ricccardo. La sua attività poetica ebbe luogo fra il 1181 e il 1194, prima che, ormai in vecchiaia, si ritirasse in convento, come monaco cistercense.

Dante, che pure ne ammira la poesia (cfr. De vulgari eloquentia II 2) lo colloca all’Inferno (XXVIII 118-142) tra i seminatori di discordia: “Io vidi certo, ed ancor par ch’io ‘l veggia, / un busto senza capo andar… / e il capo tronco tenea per le chiome, / pésol con mano a guisa di lanterna”. Poi il poeta si avvicina al guerriero, che subito gli rivolge la parola: “sappi ch’io son Bertram dal Bornio… / Io feci il padre e il figlio in sé ribelli / … / Perché io partii così giunte persone, / partito porto, il mio cerebro, lasso! / dal suo principio, ch’é in quest troncone: / così s’osserva in me lo contrapasso”.

Bertran fu cantato pure da Ezra Pound, che in Personae ne fece un ispirato ritratto: “Io non ho vita se non quando s’incrociano le spade / Ma ah! quando vedo gli stendardi d’oro e di porpora / contrapporsi, / e i vasti campi sotto di loro diventar vermigli, / allora urla il mio cuore quasi impazzito di gioia”.

La figura del de Born ha un ruolo assai importante anche in 3012, l’ultimo “scandaloso” libro di Sebastiano Vassalli. In questo romanzo di fantascienza, ci viene mostrato un mondo futuro, ma tanto simile al nostro, in cui non vi sono più guerre, ma che proprio per questo è dilaniato dalla violenza interna: guerriglia urbana, suicidi, terrorismo, traffici di organi, esperimenti genetici, serial killer, lotte fra bande, criminalità, corruzione, indifferenza, ipocrisia, odio sono i mali di una società che sta implodendo. Fino a quando Antalo, il Profeta, illuminato dalla lettura dell’Elogio della guerra del poeta provenzale, riscopre il valore profondo che ha la guerra e comincia a predicarlo: “la guerra è movimento e vita, la pace è arresto del movimento e morte. La guerra è creazione e invenzione, la pace è stagnazione e putredine. La guerra è rischio che affina tutte le capacità umane; la pace è assenza di rischio che ingigantisce le invidie, scatena le nevrosi, fa prosperare l’odio”, “la guerra è il contrario dell’odio. Chi non è maturo per la guerra, non è maturo per la gioia. La guerra è gioia”. Antalo verrà ucciso, ma la sua predicazione non morirà con lui, darà, anzi, vita ad un mondo migliore, un mondo rigenerato dalla guerra.

È bene sonolineare che, in quanto abbiamo detto, la guerra ha un significato assai piu elevato di quello che le viene dato in quest’epoca oscura in cui viviamo. D’altronde oggi il conflitto è solo un aspetto della modema società tecnologica, una parte del processo capitalistico dove si consuma piu rapidamente ciò che si è prodotto; la dimensione individuale è scomparsa, dominando la tecnica e la meccanizzazione; il soldato, che si è ridotto ad essere un semplice ingranaggio di un sistema disumano, non combatte contro altri uomini, ma contro macchine, trasformandosi spesso anche lui in una macchina (automa) o in un’appendice di essa E la moderna guerra totale non risparmia ormai neanche i civili inermi, scelti sempre più come obiettivo bellico.

Nel medioevo era invece guerra di pochi, guerrieri in quanto uomini liberi, e uomini liberi in quanto guerrieri, guerra che si combatteva lealmente, rispettando precisi codici di comportamento, caratterizzandola in senso eroico il valore ed il coraggio individuali.

ANTOLOGIA CRITICA

La guerra è bella. Bernardo di Clairvaux aveva visto il cavaliere correre, fra prati in fiore, verso la dannazione eterna Ma perfino il grande santo – che non per niente apparteneva a una schiatta feudale – faceva una certa fatica a liberarsi da quell’immagine di giovinezza, di bellezza, di gloria che era il cavaliere in battaglia. I padiglioni, i fiori, i cavalli, gli scudi, le grida: la guerra coinvolgeva tutti i sensi, era come bere un forte vino speziato. II trovatore Bertran de Born si lascia avvolgere e travolgere – lo ha notato, da maestro, il Ruiz Doménec – dal “suono” della battaglia, ch’é anche onda e colore; alla primavera della natura con i suoi colori e i suoi suoni (le fronde, i fiori, gli uccelli), corrisponde la primavera della giovinezza che armata si affronta, anch’essa con i suoi colori (le armi dipinte) e i suoi suoni (le grida della battaglia)”.
Franco Cardini, Quell’antica festa crudele, p. 331.

” No, non è le Tyrtée du moyen âge, come una volta, nell’età romantica, fu chiamato, ma non è nemmeno il morboso e sadico cantore della strage e del purpureo sangue, che si compiace nell’odeur de la bataille, una sorta di D’Annunzio du moyen âge, lui, Bertran de Born, o chi altro sia l’autore del sirventese in esaltazione del battagliare (ma quasi certamente è suo). Non lo muove neppure un pensiero morale o politico e non gli passa per la mente un concetto filosofico su Polemos padre delle cose tutte, ma semplicemente è preso dalla gioia della vita, che è movimento, che è attività, che è avventura e pericolo, che è offendere e difendere e scoprire il petto ai colpi altrui, che è dar morte e saper morire, così vivendo. Bella è la vita per sé stessa, tutta bella, come la natura nel suo germogliare, fiorire e crescere a rigoglio, non avendo altro fine che questo suo impeto stesso di effondersi e di fare”.
Benedetto Croce, Poesia antica e moderna, p. 143.

Certo, un avventuriero Bertran. Ma generoso e appassionato ed esaltatore della guerra e della lotta per l’urgenza delle idealità eroiche e cavalleresche che si agitano nel suo spirito. Certo, nella guerra e nella violenza e nella rapina Bertran vede anche l’unico mezzo con cui può il cavaliere provvedere alla sua vita. Ma non per una brutale concezione diremo, brigantesca, da masnadiere: bensì per l’odio profondo che, egli, da buon cavaliere, prova per ogni attività mercantile e borghese. È il sentimento comune ai trovatori, che ripudiano la nozione borghese della ricchezza sordida non eroica. Non si può giudicare di Bertran non collocandosi nell’atmosfera del mondo cortese del XII secolo, in aspro dissenso con la società borghese che si va vittoriosamente affermando”.
A. Viscardi, Le letterature d’oc e d’oil, p. 185.

Per concludere presentiamo la prima stanza dell’Elogio della guerra in lingua originale e 2 brevi frammenti tratti da altri sirvantesi dell’autore:

Be-m platz lo gais temps de Pascor, que fai fuohlas e flors venir, e platz mi quan auch la baudor des auzels, que fan retentir lor chan per lo boschatge. E platz mi quam vei sobre-ls pratz tendas e pavilhos fermatz, et ai gran alegratge quan vei per la champaha rengatz chavaliers e chavals armatz”.

[scoppiata la guerra] “non si vedranno più per le strade i mercanti andarsene tranquilli, e i borghesi vivere sicuri… ricco sarà chi vorrà allungar la mano…”. “Se troverò dei panciuti Poitevins, vedranno come taglia il mio brando: dei loro cervelli farò poltiglia mista a maglie di casco…”.

Nicola Farinelli, Algiza 8, pp. 18-20
http://www.centrostudilaruna.it/elogioguerra.html
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Re: Bertran de Born, Elogio della guerra

Messaggioda Ignis » 16/06/2010, 22:16

“L’esercito di Tiberio Cesare, vinte le popolazioni tra l’Elba e il Reno, consacrò questo monumento a Marte, a Giove e ad Augusto” (Cornelio Tacito, Annali, II, 22)
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Re: Bertran de Born, Elogio della guerra

Messaggioda Prius » 02/08/2011, 18:09

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“«L’umanità, così come è costituita», disse Polinice, «è una pustola, una rogna. Osservate gli individui di altre città diverse da Lacedemone: uomini deboli, avidi, ingordi, lussuriosi, preda di ogni sorta di vizio e depravazione. Essi mentono, rubano, imbrogliano, uccidono, fondono l’oro delle statue degli Dei per farne moneta per comprare prostitute. Questo è l’uomo. Questa la sua natura, come dice il poeta. »

«Per fortuna gli Dei nella loro misericordia hanno pensato a una contromisura per l’innata depravazione della nostra specie. Tale dono, mio giovane amico, è la guerra. »

«È la guerra, e non la pace, che dà luogo alla virtù. La guerra, non la pace che elimina il vizio. La guerra, e la sua preparazione, che stimola tutto quello che di nobile e onorevole c’è in un uomo. Essa lo unisce ai suoi fratelli e li lega in un amore altruistico, sradicando nella prova del fuoco del bisogno tutto ciò che è vile e ignobile. Là, nel sacro furore dell’uccidere anche il più vile degli uomini può cercare e trovare quella parte di sé, nascosta dal marcio, che brilla di virtù, quella parte che è degna di onore davanti agli Dei.»”

[Steven Pressfield, Le porte di fuoco, pag. 169]

*

“Comincio ad averne visti molti di spettacoli in questo mondo, ma non ne ho mai visto nessuno così bello come la guerra. Avevo ancora gli occhi pieni di quegli abbagliamenti notturni – gli occhi pieni, gli occhi ancora dilatati quando ci pensavo – quando, alcune settimane più tardi, ad armistizio ormai firmato, mi ritrovai per la prima volta in un cinema. Sullo schermo, alcuni negri che avrebbero fatto disonore alle scimmie si dimenavano, alcune ballerine celebravano la grande parata d’isteria n. 1: era New York. Poi fu la volta di un cornuto alcolizzato, manovrato da una puttana, del tipo donna di mondo, che era la sua moglie legittima: era la Costa Azzurra. E mi dissi, pacatamente, ma con quel non so che di certezza illuminata che devono avere i mistici quando dicono: «C’è solo Dio», mi dissi: «C’è solo la guerra. La guerra è la sola realtà».”

[Henry de Montherlant, Il solstizio di giugno, pagg. 136-137]

*

“L’uomo scivola più facilmente nella stupidità in tempo di pace piuttosto che in tempo di guerra.”

[Henry de Montherlant, Il solstizio di giugno, pagg. 140]

*

“«La guerra è la fonte di tutte le arti: con ciò voglio dire che è la fonte di tutte le grandi virtù e di tutte le facoltà degli uomini; che tutte le nazioni hanno appreso in guerra la precisione dei termini del pensiero; che hanno tratto profitto durante la guerra e sono decadute durante la pace; che sono state istruite dalla guerra e tradite dalla pace; in una parola, che sono nate nella guerra e grazie alla guerra e che sono morte nella pace e a causa della pace».”

[John Ruskin, La corona d'olivo selvatico]
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Re: Bertran de Born, Elogio della guerra

Messaggioda Prius » 02/08/2011, 18:12

Elogio della guerra

La guerra non è da considerare solo come una calamità e come un danno per l’uomo ma è anche da vedere come uno degli elementi fondanti dell’umanità stessa. Ciò si capisce constatando che la guerra esiste praticamente da quando esiste l’uomo e che ogni civiltà, dalle più primitive alle più avanzate, ha sempre praticato la guerra considerandola a volte sacra e a volte, come anche nelle democrazie dell’800, una licenza di uccidere per contribuire al bene dello stato. L’importanza della guerra è anche definita dal fatto che, mentre questa attività ha una definizione, ( atto di violenza collettivo a favore di uno scopo politico e legittimato dai contendenti tramite regole diverse da quelle ordinarie) il suo contrario, la pace, è definita solo come assenza di guerra. Nella storia inoltre la guerra è sempre stata ritenuta giusta e utile all’uomo e molti pensatori come Lutero(guerra preferibile a pace ingiusta), Hegel( guerra plasma lo stato), Clausewitz hanno riconosciuto l’importanza della guerra anche se già a partire dall’età moderna alcuni pensatori hanno manifestato la loro avversione contro la guerra. Questo successo della guerra nella storia è dovuto al fatto che essa è paragonabile all’antica festa orgiastica poiché sfoga l’aggressività e sovverte le regole convenzionali; per questo il bisogno di guerra è aumentato al progredire della civiltà che, come dice Freud, crea regole e contribuisce ad aumentare i desideri repressi. Al giorno d’oggi la guerra è stata bandita perché la minaccia nucleare l’ha resa troppo pericolosa per la sopravvivenza della vita sulla Terra; così la guerra è diventata un disvalore assoluto tanto che oggi, quando è necessaria, la si camuffa sotto il nome di " azione di pace " e non la si dichiara più. Prima della Bomba però, anche nelle società civilizzate, la guerra è sempre stata utile poiché oltre ad essere foriera di pace ha sempre promosso la mobilità sociale anche tramite bruschi cambiamenti dei ruoli dei singoli ( infatti le classi dinamiche sono sempre a favore della guerra mentre quelle statiche che hanno paura di perdere i privilegi sono contrarie. ).

La guerra ha anche favorito gli scambi culturali tra popoli diversi e il progresso tecnico determinando pesantemente la società ed ha anche assunto, come teorizza Maltus, il ruolo di regolatrice tra popolazione e risorse.

Oggi queste funzioni le svolge in parte l’economia, ma la guerra è più completa perché ha in sé anche la variabile del ribaltamento sociale; anche per questo la voglia di guerra supera il motivo economico ed è diffusa nella popolazione oltre che nei capi.

La guerra, come tanti altri, è un fenomeno periodizzabile in tre stadi: lo stadio arcaico, quello medievale e quello moderno. Nel primo periodo la guerra è condotta per necessità e per riequilibrare le risorse; è considerata come un avvenimento accidentale e non è sistematizzata in nessuna filosofia. Essendo la vita dura, la guerra non è intesa come un diversivo rispetto ad una vita piatta ed essendo la vita comune tutti gli uomini è intesa come simbolo stesso di virilità. Nel periodo medievale la guerra determina la formazione di una vera e propria classe sociale ( bellatores oltre che oratores e laborantes) ed è rappresentata dalla cavalleria pesante. In questo periodo la festa è molto simile alla guerra poiché le battaglie sono piene di regole e la guerra coinvolge solo chi è intenzionato a farla ed è cortese, moderata e non fanatica. Il guerriero assume notevole importanza perché il periodo è molto turbolento e molte volte l’uso della forza vince sulla ragione. Nel periodo moderno, che inizia circa con la rivoluzione francese, nasce il concetto della nazione in armi e ciò provoca il coinvolgimento nella guerra del popolo, dell’economia e della scienza. Questo tipo di guerra totalizzante mobilita l’intera nazione e spersonalizza il nemico in quanto questo diventa un bersaglio a cui sparare e ciò rende più facile ai soldati combattere.

L’apogeo di questo tipo di guerra è rappresentato dalle due guerre mondiali : il primo conflitto si delinea come guerra totale in quanto è combattuta con tutti i mezzi ma distingue tra la situazione del fronte e quella della società civile, il secondo conflitto invece è una guerra assoluta perché coinvolge davvero tutti gli aspetti della nazione facendo entrare davvero tutta la popolazione in guerra. In questi due conflitti per la prima volta il guerriero perde prestigio e il termine militarismo diventa spregiativo; ciò avviene perché le macchine superano l’uomo come potenza e gli impediscono quegli atti di eroismo tipici di tutte le guerre precedenti sottraendo così buona parte al protagonismo dell’uomo; però, anche in questi conflitti, i reduci sono felici di ciò che è accaduto e ciò dimostra ancora una volta che gli uomini son portati alla guerra.

Questa constatazione però non vuol dire che l’uomo è portato all’odio poiché questo non è l’essenza della guerra. Come si è già detto, il desiderio di guerra cresce con la civiltà e con essa cresce anche l’importanza dell’etica; ciò vuol dire che l’etica contribuisce alla formazione del desiderio di guerra poiché reprime l’aggressività; nella civiltà l’aggressività è stata sfogata anche con altri mezzi ed è stata contenuta dalla vita agricola. Nelle società moderne però l’aggressività sale perché lo stato esercita il monopolio della forza e esercita il controllo sull’aggressività dei cittadini per consentirla, almeno prima della Bomba, esclusivamente nella guerra. Nella società contemporanea inoltre l’aggressività è acuita dal crowding.

La società contemporanea sembra aver bisogno della guerra anche perché questa risveglia i valori di altruismo e di solidarietà, sviluppa il cameratismo, soddisfa i desideri di avventura della classe piccolo borghese, deresponsabilizza l’individuo che deve sottomettersi alla guerra non potendo influire sul tempo d’attesa , porta in luce i sentimenti essenziali e elimina la competizione di classe. Inoltre la guerra, con la presenza della morte, dà un enorme valore alla vita e rende la morte, in quanto violenta, morte feconda per l’umanità. La guerra determina anche l’autocoscienza individuale poiché mette alla prova l’individuo e ciò sarebbe molto utile nella nostra società in cui impera la crisi di identità. Oggi però la guerra è impossibile e per la prima volta si assiste ad un numero crescente di giovani pacifisti;infatti i giovani storicamente erano quelli più portati alla guerra mentre oggi ripiegano la loro vitalità verso il pacifismo o, come nel ’68, nella speranza di una rivoluzione imminente dove la Bomba è inutilizzabile.

La minaccia nucleare azzera la possibilità di guerra utilizzando l’equilibrio del terrore e fondando così la pace sulla minaccia di auto distruzione e quindi sulla possibilità potenziale di fare la guerra. Ciò porta ad un pacifismo obbligato basato sulla minaccia e quindi sulla violenza e porta anche ad un concetto di pace perpetua hobbesiana dove un super stato mondiale impone con la sua forza e la sua autorità una pace a lui favorevole. In questo caso si potrebbe parlare d pax russo-americana dove questi due super stati impongono la pace tramite il reciproco ricatto nucleare. Questa situazione di impossibilità di far la guerra fa proliferare le alternative del terrorismo, della guerriglia e dela guerra civile, soluzioni che permettono alle due superpotenze di combattere per interposta persona senza così dover ricorrere all’arma nucleare. Queste forme di combattimento però sono peggiori della guerra perché in primo luogo, non essendo legalizzate dai due contendenti sono lotte senza quartiere non controllabili e difficili da controllare a causa del loro carattere di violenza privata. Inoltre queste alternative, al contrario della guerra, sono caratterizzate dalla cattiva coscienza e dal rimorso in quanto molte volte colpiscono persone neutrali che non appoggiano in nessun modo uno dei due contendenti. Oltre a ciò, le alternative alla guerra si basano solo su una iusta causa che, finito il conflitto, può essere messa in dubbio provocando il rimorso. Per queste ragioni queste modalità di combattimento non soddisfano più alcune pulsioni legate alla guerra e aggiungono solo ulteriori pesi sulla coscienza. In occidente invece è impossibile condurre anche questi tipi di combattimento a causa del troppo controllo delle due super potenze, per questo si sono elaborate varie contromisure alla guerra che però si sono rivelate inutili o nefaste. La prima contromisura è costituita dal calo demografico che ha come conseguenza la minor presenza di giovani (i più portati alla guerra) nella società; questa contromisura però è bilanciata dal crowding che aumenta l’aggressività e quindi il bisogno di guerra. Un’altra alternativa è costituita dal permissivismo sessuale che dovrebbe stemperare l’aggressività. Una terza soluzione è il consumismo che, come una droga, tranquillizza la gente ponendola nell’agio e nella tranquillità costituita dall’avere tutto subito, però anche questa soluzione, come ogni droga, dopo poco diventa eccessiva e contribuisce ad esasperare l’aggressività. Anche lo sport serve a canalizzare la violenza e la stessa funzione è assunta dalle bande giovanili e dagli spettacoli violenti; queste istituzioni però sono insufficienti perché si limitano a far vedere la violenza(escluso lo sport) senza però lasciarla praticare. Un’altra modalità di sopportazione della mancanza della guerra è costituita dagli sport estremi che forniscono a chi li pratica il rischio senza però quella naturalità e inevitabilità proprie della guerra. Anche il potlach (emulazione autodistruttiva dove si sperperano risorse) è una valida alternativa alla guerra e la stessa corsa agli armamenti nucleari è un potlach; questo tipo di potlach però, basandosi sulla repressione dell’aggressività, contribuisce ad acuire la sete di guerra. Tutte queste contromisure sono quindi poco efficaci perché mancano della naturalità della guerra e a volte sembrano rischi inutili. L’assenza di guerra nella nostra società ha anche portato all’aumento della criminalità, dei suicidi, del problema della droga e delle nevrosi; ciò è avvenuto perché con la scomparsa della guerra, è venuta meno la solidarietà, portando così l’individuo ad una solitudine interiore; inoltre il singolo, non potendo più essere aggressivo, ha riversato questa aggressività contro di sé. L’assenza di guerra ha anche provocato l’aumento delle malattie dovute allo stress poiché, come hanno osservato molti reduci della prima guerra mondiale, in guerra lo stress sembra svanire( eccetto la nevrosi da fronte).

Nella società di oggi la guerra è stata uccisa dalla tecnologia poichè la Bomba ha impedito oggettivamente di condurre una guerra convenzionale. Prima delle società industriali infatti l’uomo e la tecnica erano in equilibrio poiché ogni guerriero possedeva la sua arma che però, pur essendo rispettata, non si sostituiva mai troppo all’elemento umano in guerra. La tecnologia ha cominciato a sostituire l’uomo con l’avvento delle armi da fuoco e l’ha sempre più messo da parte nell’epoca industriale poiché la macchina ha superato l’elemento umano. Prima della Bomba però c’era sempre il sistema arma-contromisura che permetteva la dialettica difesa-offesa tipico della guerra; con l’arma atomica questo sistema è saltato e ciò ha ammazzato la guerra. Concludendo, nel nostro secolo ci sono due importanti problemi: il primo è il fatto che l’Atomica può distruggere il mondo; il secondo è il fatto che la Bomba non lascia più condurre la vecchia, cara, onesta tradizionale guerra.

http://www.ica-net.it/pascal/guerra%20e ... s/fini.htm
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Re: Bertran de Born, Elogio della guerra

Messaggioda lauragou » 02/08/2011, 18:50

Interessantissime le tesi di questo thread, che condivido in toto da sempre.

Sull'argomento segnalo un pamphlet del giornalista Massimo Fini : "Elogio della guerra" (Marsilio) che indugia sulle medesime tematiche.

Temaatiche e tesi controcorrente ma lucidissime e di impossibile contestazione, a mio vedere.
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba, una bolla in un flusso, la luce di un lampo in una nube d'estate, una lampada tremula, un fantasma ed un sogno."

(Sutra di diamante)




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Re: Bertran de Born, Elogio della guerra

Messaggioda harry56 » 24/05/2017, 8:42

non credo. Purtroppo, temo che in questa campata noi non vedremo, ragionevolmente, la fine di questo periodo oscuro ed ideologizzato sul passato e sulla grande tradizione romana, ma essa certamente, come ha fatto in passato, riemergerà.

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