La Cittadella 41-42

Quaderni di studi storici e tradizionali romano-italici.

Re: La Cittadella 41-42

Messaggioda LucaV » 30/06/2011, 16:12

Prius ha scritto:Numero superlativo, tendo a ribadire. Anche se quest'anno sto facendo un'indigestione di letture a tema risorgimentale, ma, vista anche la ricorrenza, ciò non può far male, anzi.
Se ho tempo segnalerò qualche titolo interessante uscito negli ultimi mesi.


Molto critico onestamente, poco equilibrato: ci sono stati num migliori!
Parere personalissimo ovviamente!
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Re: La Cittadella 41-42

Messaggioda Satyricon » 01/07/2011, 12:48

LucaV ha scritto:
Molto critico onestamente, poco equilibrato: ci sono stati num migliori!
Parere personalissimo ovviamente!


Preferivi questo?

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:ciao2:
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Re: La Cittadella 41-42

Messaggioda LucaV » 01/07/2011, 15:32

Non ho letto la rivista di Raido, ma conoscendoli,
immagino bene cosa possa esserci scritto.

E' inutile che mi provochi, non ci casto...eh eh eh :D
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Re: La Cittadella 41-42

Messaggioda LucaV » 01/07/2011, 15:56

P.S. La posizione di Raido, pur critica di certi aspetti, ricordo essere sempre
stata equilibrata e allineata col pensiero evoliano del duplice aspetto del Risorgimento.
Non ricordo, però, posizioni papiste o di restaurazione borbonica, forse
ricordo male!
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Re: La Cittadella 41-42

Messaggioda Prius » 05/07/2011, 0:00

LucaV ha scritto:Molto critico onestamente, poco equilibrato: ci sono stati num migliori!
Parere personalissimo ovviamente!

Certamente. Tutto ciò che si scrive nasce da opinioni in ultima analisi personali. Quindi, da parte di terzi, condivisibili o meno.
Io il numero in questione lo trovo ottimo, tu no; rispettabili punti di vista.

Ho letto inoltre la rivista citata da Satyricon. Tra le altre cose vi si fa riferimento, senza citarlo direttamente, al celeberrimo e famigerato "carteggio Mazzini-Pike" che, per chi non lo sapesse, è una stramba invenzione tratta dal noto volume di Epiphanius "Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia", un testo destituito di qualunque credibilità...

Esattamente a pagina 12 della rivista troviamo un breve ritratto dei Padri della Patria: Garibaldi e Mazzini, dove è scritto:

"Ben nota è anche l'appartenenza di Giuseppe Mazzini al mondo delle società segrete, circondandosi anch'egli di gente assai poco raccomandabile, tra cui alcuni dei più oscuri individui della scena mondiale di allora.
Egli fu iniziato in Carboneria nel 1827. Questa società segreta sembra fosse legata alle maggiori organizzazioni segrete dell'epoca (e c'è chi azzarda dire agli stessi "Illuminati").
[...]
Mazzini affiancò a sé un altro oscuro personaggio: Albert Pike; Gran Maestro del Rito Scozzese Antico ed Accettato (capo supremo della massoneria americana), esperto praticante di occultismo di matrice satanica, sono documentate sue pratiche orgiastiche."

:@:
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Re: La Cittadella 41-42

Messaggioda Prius » 05/07/2011, 0:10

Ma chi era in realtà Albert Pike? Difendiamo una volta tanto l'onorabilità di un avvocato, scrittore e soldato trovatosi a cent'anni dalla morte coinvolto nelle fantasie della letteratura complottistica

Da http://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Pike:

CARRIERA MILITARE

Allo scoppio della guerra messicano-statunitense, Pike entrò nella cavalleria come ufficiale comandante e prese parte alla battaglia di Buena Vista.[2] Ebbe diverse divergenze di opinioni con il suo comandante, John Selden Roane, tanto che la situazione degenerò al punto che i due si sfidarono a duello. Malgrado nel confronto i due contendenti si scambiassero diversi colpi di pistola, nessuno dei due rimase ferito e furono persuasi dai secondi a cessare la sfida.

Pike fu nominato brigadier generale il 22 novembre 1861 e gli venne affidato un comando nel territorio indiano.[2] Insieme al generale Ben McCulloch, Pike addestrò tre reggimenti confederati di cavalleria indiana, la cui maggior parte degli effettivi proveniva dalle "Cinque Tribù Civilizzate", la cui lealtà nei confronti della Confederazione era variabile. Sebbene inizialmente riportò una vittoria alla battaglia di Pea Ridge (Elkhorn Tavern) nel mese di marzo, l'unità di Pike si disordinò e fu sconfitta in un contrattacco.[2] Anche in questa guerra, come nella precedente, Pike entrò in conflitto con i suoi superiori al punto che arrivò a scrivere una lettera di protesta a Jefferson Davis.
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Re: La Cittadella 41-42

Messaggioda Prius » 05/07/2011, 0:22

Comunque, per approfondire il romanzo complottista di cui Albert Pike si trova al centro, segnalo questa pagina:

http://www.anticorpi.info/2010/10/albert-pike.html

Immancabile, come potete vedere, il rimando a David Icke... :mgreenb:
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Il Culturista recensisce La Cittadella 41-42

Messaggioda Michele Scoto » 12/07/2011, 15:37

http://www.ilculturista.it/cultura/?p=8317

Risorgimento e romanità
giugno 9, 2011

Dopo il numero monografico dedicato alla memoria di Pio Filippani Ronconi, già recensito su questa testata1, La Cittadella esce con un altro numero monografico, dedicato, questa volta, a Il nostro 150°. Risorgimento e Romanità2: operazione indubbiamente coraggiosa, realizzata da quanti si richiamano espressamente al mito sempre vivo di Roma Eterna, a causa dell’ostilità manifesta che troppo spesso, per incomprensioni, pregiudizi o scelte programmatiche, ha visto gli ambienti tradizionali esprimere riserve o addirittura ostilità nei confronti dell’epopea risorgimentale.

Se l’ostilità guelfa nei confronti del processo unitario è comprensibile, anche se ovviamente non condivisibile, meno spiegabile è quella di ambienti evoliani, fermi alla condanna del Risorgimento in nome di un’Idea Imperiale austriacante fortemente condizionata dalle polemiche antimoderne del cattolicesimo più reazionario3: la rivalutazione del Risorgimento da parte degli studiosi legati alla Tradizione Integrale, quindi, riparte da qui, riprendendo una linea iniziata da Piero Fenili con lo pseudonimo di Jacopo da Coreglia (Ghibellinismo dantesco e tradizione italiaca) sulla rivista Arthos nel 1979, e continuata dalle pagine de Il Ghibellino (1979 – 1983), di Ignis (1990 – 1992) e sui quaderni di Politica Romana (fondati nel 1994 da Piero Fenili e Marco Baistrocchi)4.

Il punto centrale che si dispiega in tutti gli articoli di questo numero speciale de La Cittadella, è quello evidenziato dal direttore culturale, Sandro Consolato: «Ề convinzione ragionata di tutti coloro che hanno scritto per questo numero de La Cittadella, che il movimento indipendentista e unitario ebbe una sua “anima segreta”, che traeva alimento dal più antico retaggio spirituale, precristiano, della Saturnia Tellus (come già in antico venne detta l’Italia), ma anche che, comunque, la stessa secolare presenza tra gli Italiani di una cultura letteraria, monumentale, artistica legata al mondo italico-romano e greco-romano favorì, createsi determinate condizioni storiche, soprattutto quelle connesse con lo sconquasso portato in tutta Europa dalla Rivoluzione francese e da Napoleone, il volgersi decisamente verso la lotta per la libertà e l’unità nazionali di un numero via via crescente di Italiani, pur differentemente orientati politicamente (monarchici e repubblicani, liberali e democratici, centralisti e federalisti) e perfino religiosamente (cattolici e valdesi, massoni e “liberi pensatori” ed ebrei), ma tutti fortemente convinti che l’Italia dovesse tornare “una”, e moltissimi certi che – come finalmente ebbe ad affermare Cavour nel suo testamento politico del 25 marzo 1861 – in Roma la stessa Italia dovesse individuare la sua naturale capitale, poiché lì concorrevano “tutte le circostanze storiche, intellettuali, morali che devono determinarle condizioni della capitale di un grande Stato”»3.

Una precisa scelta storiografica, quindi, che si dipana attraverso l’indagine di Renato Del Ponte sull’origine del tricolore (Le misteriose radici del tricolore d’Italia), la ricerca di Federico Gizzi sulla rappresentazioni iconografiche della Roma Aeterna e della Roma Resurgens nelle celebrazioni per il cinquantesimo dell’unità (1911. L’archetipo di “Roma Aeterna” e le celebrazioni del 50° dell’Unità), lo studio di Gennaro D’Uva sulla presenza di archetipi ben precisi dell’Inno a Roma del massone Giovanni Pascoli (Giovanni Pascoli e l’”Inno a Roma” per il Cinquantenario del Regno d’Italia), gli aspetti meno conosciuti di Giuseppe Garibaldi e messi in evidenza da Achille Ragazzoni (Garibaldi e la Tradizione di Roma), gli interrogativi di Giovanni Damiano sull’attualità di Giuseppe Mazzini (L’eredità difficile. Fortuna e ricezione di Mazzini nell’Italia post-unitaria (1872-1945) e, infine, lo studio di Mario Enzo Migliori sulle relazioni connesse fra la nascita dei moderni studi archeologici in Italia ed il movimento risorgimentale (La riscoperta degli Etruschi e il Risorgimento dell’Italia); concludono il volume, poi, una postilla di Sandro Consolato (Una Alighieri tra cospirazione e scavi), la recensione di Piero Di Vona all’ultima opera di Umberto Eco Il Cimitero di Praga e quella di Mario Giannitrapani su Pomponio Leto ed i Sacertotes Achademiae Romanae.

Un Risorgimento, quello presentato da La Cittadella, che viene fatto iniziare non dal 1796 (il famoso “triennio giacobino”), ma dal 1794, anno della rivolta bolognese antipapista, contrassegnata dall’apparizione della coccarda tricolore, non certo mera imitazione del tricolore francese, ma piuttosto simbolo “indigeno” riconducibile ad un passato ben più antico.

La riscoperta del legame fra il tricolore è il nostro augusto passato è l’oggetto dello studio di Renato Del Ponte, Testimone evoliano e custode della religiosità romana arcaica, che ha saputo sondare il passato italico per individuare la prima comparsa dell’abbinamento del bianco, del verde e del rosso, addirittura in quel mondo romano al quale Dante idealmente si rifà esplicitamente, ricollegando i nostri colori alla figura di Beatrice6 che, all’interno della lettura simbolica propria della Tradizione, riporta al Maestro dantesco, a quel Virgilio, pitagorico e iniziato ai Misteri, che ribadisce il legame fra il mondo romano e quello successivo.

Proprio la pregnanza della tradizione virgiliana viene colto dal Pascoli, allorché scrive:

«…Offerse

L’albatro il bianco de’ suoi fiori, il rosso

delle sue bacche e le immortali fronde.

Gli fu tessuto il letto di quei rami

de’ tre colori, e furono compagni

mille al fanciullo nel ritorno a casa.

E fisi in quella bara tricolore

i mille eroi con le possenti mani

premean le spade; ed era in esse il fato»7.

Un tricolore che emerge anche nell’uso romano delle bandiere – album, roseum, ceruleum – che venivano issate sul Campidoglio per convocare, rispettivamente, i comitia centuriata (a carattere sacro), centuriata (a carattere militare) e tumultus collettivo8.

Un tricolore, quello italiano, quindi, che non nasce da contingenze storiche, ma che affonda le sue radici nell’antico retaggio indoeuropeo, comparendo anche in Irlanda, in Ungheria, in Iran, in Tagikistan e in India (dove, non a caso, la bandiera è definita Triranga, cioè “tricolore”): «Non solo, dunque, il Tricolore d’Italia affonda le sue radici alle origini della nostra civiltà, di quella Roma che, con Augusto, la renderà unita per la prima volta. Esso “costituisce la mirabile sintesi rappresentativa dell’unità nella diversificazione delle [sue] componenti sociali ed etniche”9. Un ideale per il quale ….. si è battuto, spesso immolandosi, il fiore della nostra migliore gioventù. Non rinneghiamolo né disprezziamolo, perché esso reca con sé un messaggio di riscatto e di speranza che ci giunge da un remoto passato: è racchiuso nell’enigmatico sorriso della verde Flora, semper virens»10.

GLAUCO BERRETTONI


1) Cfr. G. Berrettoni, L’orientalista Pio Filippani Ronconi, in «il Culturista», 4.05.11.

2) Cfr. La Cittadella, Quaderni di studi storici e tradizionali romano-italici, Anno XI, nuova serie, n° 41-42, MMDCCLXIV a.U.c., Gennaio-Marzo/Aprile-Giugno 2011 e.v.

3) Cfr. Sandro Consolato, Il nostro 150°, in ibid., p. 11.

4) Cfr. ibid., p. 5.

5) Ibid., pp.7-8.

6) Cfr. R. del Ponte, Le misteriose radici del tricolore d’Italia, in ibid., pp. 28-30.

7) G. Pascoli, Inno a Roma, Zanichelli, Bologna, 1911, p. 53.

8) Cfr. R. Del Ponte, Op. cit., p. 33.

9) M. E. Migliori, Luci sul tricolore romano, in «Arthos», n. s., I, 2 (Luglio-Dicembre 1997), p. 83.

10) R. Del Ponte, Op. cit., p. 35.
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Re: La Cittadella 41-42

Messaggioda rithkhmer » 17/07/2017, 4:10

thank for good post and sharing......

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Re: La Cittadella 41-42

Messaggioda rothana » 19/07/2017, 11:11

Da oggi disponibile il numero doppio 41/42 de 'La Cittadella'. La rivista può essere ordinata inviando un messaggio di posta elettronica a.สูตรบาคาร่า
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